Perché sui terreni agricoli si alternano le coltivazioni?

La tecnica agricola della rotazione delle colture prevede l’avvicendamento delle specie vegetali coltivate su uno stesso terreno tra un ciclo produttivo e l’altro. Questa tecnica, messa a punto già tra il XVI e il XVIII secolo, si adotta principalmente per conservare la fertilità dei terreni e garantirne una resa costante. Ciò perché mentre determinate colture (come le graminacee) impoveriscono il terreno di azoto, un elemento fondamentale per la fertilità, altre lo arricchiscono. Nell’agricoltura moderna la rotazione non segue uno schema preciso come un tempo, ma è libera.
Principi di base
La scelta delle colture avviene in funzione degli obiettivi, dei bisogni dell’agricoltore, del terreno, del clima e delle piante.

All’interno di questa tecnica le colture si dividono in tre gruppi principali:

  • colture da rinnovo (a fine ciclo lasciano il terreno con una migliore struttura dovuta alle lavorazioni, es. mais, colza);
  • colture miglioratrici (principalmente le leguminose, azoto-indipendenti, es. erba medica, trifoglio..);
  • colture depauperanti (generalmente le graminacee).
Vi sono poi colture considerate miglioratrici da rinnovo, come la soia (leguminosa).
Il difetto di questo sistema è di essere abbastanza rigido in quanto una volta stabilito può essere difficilmente modificato prima del suo completamento.
Per definizione ogni ciclo inizia con una coltura da rinnovo e termina con una depauperante
In alcuni Paesi (come il Quebec) esistono incentivi economici alla diversificazione delle colture.
La coltivazione sullo stesso terreno delle medesime colture è causa di diversi inconvenienti fra i quali possiamo citare la riduzione del livello della fertilità del terreno, la comparsa di patologie parassitarie, lo sviluppo delle erbe infestanti ecc.
Molte patologie che attaccano i vegetali sono provocate da agenti patogeni, fitofagi, parassitari ecc.; tali agenti, in determinate condizioni, possono attaccare una particolare famiglia di piante (un esempio è la cosiddetta peronospora, patologia che attacca le Cucurbitacee, come zucchine, zucche, angurie, e le Crucifere, come cavoli, cavolfiori e broccoli) e nutrendosene possono sopravvivere e riprodursi creando notevoli problemi a livello produttivo. Dal momento che i vari agenti non attaccano tutte le piante indistintamente, la soluzione per la loro eliminazione consiste nel variare il tipo di coltura. Così agendo si viene a limitare la sopravvivenza e il proliferarsi di determinati patogeni; di fatto, la rotazione delle colture è una specie di strategia preventiva che talvolta ha anche finalità terapeutiche.
Grazie alla rotazione il terreno assorbe determinati tipi di nutrienti che erano stati assorbiti dalle piante presenti precedentemente; ciò è particolarmente utile per la massimizzazione della varietà colturale, senza contare che il ciclo delle erbe infestanti viene interrotto.
Si è inoltre osservato che la rotazione delle colture contribuisce non poco al miglioramento delle caratteristiche fisiche del terreno; essa infatti contribuisce a renderlo più stabile, meno degradato, meno erodibile dagli agenti atmosferici e contribuisce inoltre a una maggiore efficienza della gestione delle risorse idriche infiltrate.
Breve storia.
La rotazione diviene vera scienza in Inghilterra tra la fine del Seicento e il Settecento, quando decine di agronomi sperimentano nuove combinazioni di colture in successione. Tra quegli agronomi il più famoso è Arthur Young, che prova cento rotazioni ma che non riesce a creare una teoria organica che viene poi creata da un suo discepolo, il tedesco Albrecht Thaer.
Il piano più famoso per la sperimentazione di tutte le condizioni ed i benefici della rotazione viene realizzato, dal 1843, nell’azienda sperimentale di un magnate dei fertilizzanti, John Bannet Lawes, dall’agronomo inglese Henry Gilbert, che dopo cinquant’anni di sperimentazioni, illustra in una serie di conferenze in USA, i risultati del più straordinario progetto sperimentale della storia dell’agronomia
Suddivisione delle piante:
Ortaggi che sono notevoli consumatori di sostanze nutritive:
  • cavoli (tutte le tipologie fatta eccezione per il cavolo rapa)
  • cetrioli
  • insalate
  • melanzane
  • meloni
  • patate
  • peperoni
  • pomodori
  • sedano e sedano rapa
  • spinaci
  • zucche e zucchine.
Piante ritenute consumatori medi di sostanze nutritive:
  • aglio
  • barbe rosse
  • bietole
  • cavoli rapa
  • carote
  • cicoria
  • cipolle
  • erbe aromatiche
  • finocchi
  • porri
  • radicchio
  • ravanelli
  • rucola
  • scorzonera.
Ortaggi che sono considerati come deboli consumatori di sostanze nutritive:
  • fagioli e fagiolini
  • fave
  • piselli
  • prezzemolo.

Fonti: Wikipedia – Albanesi.it

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